Francesco Lorusso, "Due punto uno", Arcipelago itaca edizioni, 2025. Segnalazione di Claudia Di Palma
Sto sporcando la pioggia con le scarpe e le pozze dispari dei parcheggi numerati dove alla testa delle insegne luminose s’allunga la gambetta zoppa e triste di una lettera che ti nomina a singhiozzi mentre sillaba controtempo attraverso l’aria storta e stretta nei polmoni, affinché il corpo cardiaco non si appari al crepuscolo che si affanna contro il cielo. * Si dovrebbe ricominciare a stare nella frase in quella parte di apparenza e vuoto preso col primo punto di minimo abbraccio, nel sottile affanno di suono beffardo che pure col niente riempie l’ambiente. Se la parete impermeabile traccia righe indecifrabili o un lamento di pianto interminabile, resta il prodotto di una divisione il continuo sottrarci alla somma dei gesti l’umido che si accumula e si computa in disparte affinché ogni cellula risorga dal tessuto separato. * ... e finalmente adesso non ne sai più niente, un filamento esile sostiene il corpo e presume la figura del tuo pensiero il velo nero macchiato che lo contiene. ...