"Blocchi di partenza": Fabrizio Bregoli legge Andrea Vanotti
Se mi chiedessero cosa vorrei ereditare da te
io risponderei:
le piastrelle della tua cucina,
le scollerei una ad una
per appiccicarmi addosso il tuo odore,
ne farei un cappotto
per dimostrare alla gente,
con orgoglio,
che fui tuo nipote.
Anche le fotografie,
stampate su fogli A4,
le appenderei come facevi tu:
in buste di plastica,
appuntandole sulla mia parete cranica,
per non rischiare di perdere un solo ricordo
di te.
Adesso, che i tuoi capelli biondi
di ragazza
sono appesi a un capo
sempre più inclinato dalla vecchiaia
voglio riconoscere, davanti a tutti,
che tu sei stata la quota maggioritaria
della madre che non ho avuto,
il fante in prima linea,
solitario davanti agli attacchi
della mia adolescenza
e almeno uno dei due coglioni
di un padre con cui
ho testato i miei limiti.
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Andrea Vanotti ci propone una poesia in prima persona, di chiaro impianto confessionale, strutturata come monostrofa dal tono monologante, quasi un insieme di considerazioni e riflessioni recitate fra sé e sé, portate a maturazione per essere condivise con il lettore. Il registro colloquiale, parco se non scevro di figure retoriche, mette in esposizione direttamente il contenuto, racconto di una vicenda personale, di un percorso di crescita in cui a chi legge è chiesto di rispecchiarsi per la propria esperienza di figlio, anche se con una storia diversa. A colpire è senz’altro il carico emotivo di questi versi, la loro presa diretta, la rinuncia a qualunque mascheramento. La chiusa, con quel linguaggio così diretto e ruvido, ribadisce il debito di riconoscenza e di memoria, che è il motore generativo della composizione, la sua ragione.
Fabrizio Bregoli
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Andrea Vanotti, nato il 15 gennaio 1992 a Bollate (MI), è laureato in Economia. Scrive poesie e frequenta un corso di teatro.
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La rubrica "Blocchi di partenza" curata dal poeta e critico letterario Fabrizio Bregoli è lo spazio dedicato da Poeti Oggi ai poeti esordienti che non hanno ancora pubblicato con un editore. La nota di lettura di un poeta noto e affermato come Bregoli, si pone come saldo accompagnamento nel critico transito che da privato e intimo rende un testo pubblico.